Blog di Valenza Alchemica, novembre 2007
Horror rock

Supershock: Nosferatu

Le mani nodose e artigliate spuntano dalla tonaca nera, il volto bianco e scheletrico, scavato da occhiaie profonde, emerge spaventoso dalla tenebra: la più celebre rappresentazione cinematografica del perturbante, l’inquieto e languido Nosferatu di Murnau, fa la sua comparsa notturna sotto la volta a punta di San Bartolomeo. Incorniciato da archi a guglia che si ripetono, come in un sinistro trompe l’oeil, nell’architettura della piccola chiesa e sullo schermo, il conte Orlok / Max Schreck avanza, terribile eppure struggente, sulle note di una sinfonia rock composta da due giovani musicisti innamorati dell’Espressionismo tedesco.
Eine Symphony des Grauens – una sinfonia dell’orrore: così recitava il sottotitolo dell’edizione originale del film. E i Supershock – nucleo creativo del progetto MusicARTeatro – non fanno che seguire il suggerimento, assecondando l’andamento musicale di immagini che hanno la forza angosciante di una marcia funebre, l’insinuante ambiguità di una melodia sussurrata, la potenza irresistibile di un ritmo che richiama l’universo onirico e l’inconscio. Così, senza preamboli, l’esplodere improvviso di chitarra basso e batteria ci introduce nel mondo oscuro del non-morto, presentandolo nella sua tragica e solitaria grandezza; la voce estenuata e seducente di Paolo Cipriano canta l’addio degli sposini Hutter e Ellen; un crescendo trascinato da un avvio di rullante amplifica l’istinto animalesco del conte, smascherato di fronte al sangue che sgorga dal dito tagliato di Hutter; il canto bisbigliato e ipnotico di Valentina Mitola accompagna i passi della sonnambula Ellen; e il lamento dolce, straziante di un flauto traverso si insinua nel ritmo incalzante per dire il tormento e il desiderio del vampiro innamorato.
Non di una semplice sonorizzazione stiamo parlando, ma di un vero concerto di rock e cinema, dove i fotogrammi che scorrono alle spalle del gruppo suonano un altro strumento, perfettamente coerente con voci e chitarre, e necessario all’energia unica di un live in cui la musica sgorga naturale dalle immagini e le immagini reagiscono quasi chimicamente al contatto con le note, sprigionando una potenza sopita.

Giorgia Marino | 2011