Blog di Valenza Alchemica, novembre 2007
L'Arianna rifà Joyce

Arianna Scommegna: La Molli

Nella testa di Molly, o meglio, della Molli: divagazioni sparse e senza freni su sesso, vita e faccende domestiche, poco prima di addormentarsi.
A ridar voce all’eroina femminile di Joyce c’era, sabato sera, Arianna Scommegna. Anzi, l’Arianna Scommegna: ‘ché quell’articolo determinativo davanti al nome dice tutto su una rivisitazione del celebre monologo dell’Ulisse che la giovane attrice sgrava dalle tortuosità psicanalitiche, per aggiungervi invece un po’ di maliziosa e prosaica quotidianità lombarda.
In scena non ha bisogno di nulla. Seduta su una sedia, nella sua sottoveste lunga di raso, non si struscia su un letto sfatto né prende a gomitate il corpo di un marito addormentato: sta lì, quasi un’auto-proiezione mentale, composta e pettegola come una sciura milanese, con la fossetta impertinente sul mento e lo sguardo divertito e irriverente. E parla, anzi pensa. Pensa a Poldi, che non glie la conta giusta perchè le ha chiesto uova al tegamino per colazione, e magari quando si nasconde nello studio ci va per scrivere letterine a un viado o a una ragazzina; pensa al Balla, il suo amante, che guai a lui se non si toglie i calzini prima di fare l’amore; pensa alla cellulite, che forse hanno ragione sui giornali quando dicono che bisogna bere tanta acqua perchè è colpa della ritenzione idrica; pensa a quel completino intimo di Calvin Klein che costa 300 euro e come si fa a chiederli a Poldi; pensa alla sua prima volta, a quanto le piacciono i baci, a una canzone di Vasco, alle tette della cameriera, a quando ha detto sì...
Pensa, la Molli. E l’Arianna racconta. È un gioco sottile e leggerissimo: la maestria sta tutta nel non perdere l’equilibrio fra l’incoscienza voluttuosa di un pensiero in libertà e l’irresistibile malizia di una confidenza sussurrata.

Giorgia Marino | 2011