Blog di Valenza Alchemica, novembre 2007
Comuni marziani

Tecnologia Filosofica

Un giro di liscio. Come in una balera d’altri tempi, le coppie si disfano e si riformano, due, tre, quattro volte. Ci si vede, si prova, ci si innamora. Alla fine i giochi sono fatti, e la danza si chiude in un lungo bacio: uomo con donna, donna con donna, uomo con uomo. Il quadro in scena contiene già il messaggio: i riti dell’amore sono sempre quelli, validi per tutti, ma ogni storia è storia a sé, e sempre ci si sente “diversi” a raccontarla. Quella del “marziano”, insomma, è una condizione piuttosto comune; il problema è quando sono gli altri a farti sentire di un altro pianeta...
Comuni marziani è il titolo del lavoro – intenso, divertente, ironico, disturbante - che gli attori-danzatori di Tecnologia Filosofica stanno portando in giro da circa un anno e approdato domenica pomeriggio anche a Valenza. Storie di primi amori, di outing dolorosi, di genitori apprensivi, di incontri rivelatori, di stereotipi giovanili; storie che hanno il sapore autentico di quelle esperienze tenute per anni gelosamente nascoste e poi faticosamente riemerse; storie che non hanno niente della premasticata realtà televisiva, pronta ad essere gridata e rivelata nel primo salotto o arena che offra una diretta serale. Comuni marziani, che affronta il tema delicato della scoperta dell’omosessualità (e della sessualità in generale) nell’adolescenza, è il frutto di un lungo studio che gli stessi autori (Aldo Torta e Stefano Botti) e gli altri interpreti hanno condotto sui propri ricordi e il proprio vissuto, filtrato poi, con intelligente ironia, attraverso un originale ed incisivo apparato gestuale e coreografico.
C’è l’amicizia maschile che si fa lotta e poi, inaspettatamente, amore; c’è la mamma calabrese che accompagna il figlio, ovviamente iper-viziato e coccolato, a comprare un giocattolo e inorridisce quando il “futuro astronauta” sceglie una Barbie; c’è la sfilata delle Miss, che tra flash e pose plastiche, rivelano tutte in coro il loro “originalissimo” ideale di uomo, alto-moro-con gli occhi verdi... E fra il luogo comune e l’esperienza drammatica, fra il tentativo di affermare la propria unicità e la voglia di ritornare nel mucchio per essere “normali”, capita qualche volta, per fortuna, di incontrarsi, di riconoscersi, di trovarsi.

Giorgia Marino | 2011