Diario di Torino Spiritualità, 19 sett. 2007
Amore sacro e amor profano

Antonella Ruggiero e Lucilla Giagnoni: Vergine madre

L’amore sacro è una voce limpida, un inno che sale al cielo, una musica che parla di una bellezza e una purezza indicibili. L’amore profano è un grido di gioia feroce, il calore di un sussurro, un bacio, un figlio impastato del proprio sangue e che appena nato profuma come un dattero.
L’amore sacro è desiderio: un vuoto da colmare, la nostalgia di qualcosa che c’era in origine. L’amore profano è desiderio: una confusa memoria di felicità, una mancanza da riempire.

Amore sacro e amor profano, spirito e corpo si toccano, si intrecciano e si confondono al Conservatorio “Giuseppe Verdi”, per il primo spettacolo di Torino Spiritualità 2007. Sul palco, bagnate di luce rossa, ci sono Antonella Ruggiero e Lucilla Giagnoni: una cantante che ha attraversato, in preziose scorribande sonore, tradizioni del mondo e spiritualità orientale e un’interprete che unisce la sensualità parlante del corpo d’attore al fascino ipnotico di una narrazione offerta come una preghiera laica.
Minuta e immensa, tutta voce e scintille di suono, la Ruggiero investe il pubblico, sedotto e inerme, con ondate di luce che viaggiano tra litanie orientali, ritmi arabi, inni sacri cristiani e capolavori della musica classica. Gli applausi (che arrivano sempre dopo una momento di silenzio, come per riprendere conoscenza...) scandiscono il passaggio di testimone, e la voce diventa quella di Lucilla Giagnoni che, vibrante, si veste delle parole e dei versi di Clarice Lispector, di Alda Merini, di Hetty Hillesum e dell’immancabile Dante, quello delle vette metafisiche del Paradiso, ma anche quello terreno e struggente di Paolo e Francesca.
L’alternanza lascia senza fiato, scuote, avvince e si rimarrebbe ad ascoltarle per ore. È come la malia che incolla lo sguardo e i sensi alla danza di un derviscio rotante: mistica che diventa ipnosi quando si fondono carne e spiritualità.

Giorgia Marino | 2011