Alinews, 17 maggio 2012
"Quello che non ho"... una sedia comoda!

Fazio e Saviano visti dal pubblico delle OGR

Centometri, poesia, libertà, eternit, treno, paghetta, laogai, tempo, lusso, basta, pane, africa, zuzzurellone…
Sono le parole della terza e ultima puntata di “Quello che non ho”, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano andato in onda su La7, in diretta dalle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Chi lo ha visto in tv ieri sera (tanti, una media di 2,7 milioni di spettatori per uno share del 13%) sa già quali ospiti e perché hanno scelto di declinare il significato di quelle parole. Chi se l’è perso, non faticherà a trovare i video su internet, dove la trasmissione, peraltro, è andata forte. Soprattutto sui social media, Twitter in testa: qui l’hashtag ufficiale #qchenonho è balzato, sin dalla prima puntata, fra i trend topic mondiali, mantenendo poi un’alta popolarità per tutte e tre le serate con commenti in diretta, anche di chi non stava seguendo il programma. Il trionfo della meta-spettatorialità, insomma, e la dimostrazione di come la televisione, ormai, non possa fare a meno di confrontarsi con la rete.

Poi c’è il “dietro le quinte” e la febbre da evento che ha colpito Torino. Se (quasi) ci siamo abituati ai set cinematografici in centro, la diretta televisiva, a quanto pare, esercita ancora un’attrazione irresistibile. La corsa al biglietto è cominciata almeno quindici giorni prima della trasmissione, ma per sedersi sugli spalti (scomodissimi) delle OGR era necessario un invito oppure uno dei cento pass sorteggiati per ogni serata. I fortunati – anche se l’understatement sabaudo non gli permetterà di ammetterlo – avranno ora la soddisfazione di dir(si) ciò che Ermanno Olmi ha candidamente dichiarato ieri nel suo intervento: “io c’ero”.
Tra quelli che “c’erano” ieri sera tra il pubblico, e titolari di qualche notorietà, sono stati avvistati il presidente della Film Commission Piemonte Steve Della Casa, lo scrittore iraniano ma torinese d’adozione Hamid Ziarati, il cantante Niccolò Fabi, che gironzolava tra gli spalti e i camerini, creando false aspettative tra gli spettatori poco avveduti e depistando il toto-ospite. “Ma c’è anche Sandro a parlare?”, “Sandro, chi l’ha detto?”, “L’ha visto lui…”. Sandro (Baricco) invece non c’è, ma la voce gira per qualche minuto incontrollata tra le signore in platea, forse alimentata dall’arrivo di un nutrito gruppetto di holdeniani.

Il gioco del “chi c’è” dopo un po’ stanca, e l’attenzione si sposta sul contorno. “Vedete, quell’altoparlante lassù pesa 237 chili”. Una ragazza, dipendente delle OGR, racconta di aver contato, pesato e catalogato tutti i proiettori e gli altoparlanti appesi sulle nostra teste, così da poter calibrare i cavi che li tengono sospesi. “Speriamo che reggano”, commenta qualcuno. E a questo punto un brivido di inquietudine è inevitabile…
Il via vai, nella grande sala delle OGR trasformata in studio televisivo, è incessante, ma non così frenetico: alla terza sera il meccanismo è rodato, e nonostante la stanchezza, si ha l’impressione che potrebbero andare avanti per altre dieci puntate. In effetti tre serate, per un lavoro di quasi due mesi di allestimento (solo a Torino), sembrano sin poche, ma sono le regole della tv. “Quello che non ho”, tra preparazione e realizzazione, ha coinvolto circa 400 persone: gli artisti e gli ospiti, naturalmente; il personale di Endemol, che ha prodotto il programma; lo staff torinese, preso a prestito dal sistema cinema piemontese; i dipendenti delle OGR. E poi la sicurezza: polizia, carabinieri, guardie giurate, uomini di scorta hanno creato in questi giorni un cordone impenetrabile che ha blindato le Officine per proteggere Roberto Saviano.
Impossibile dunque entrare anche per la delegazione di lavoratori del cinema, ieri sera riuniti all’ingresso delle OGR per protestare contro i tagli alla cultura. Sembrava ci dovesse essere un momento per loro in trasmissione, ma alla fine, anche per i tempi stretti, si sono dovuti accontentare di un comunicato letto dall’attore Claudio Santamaria.

Intanto arrivano le nove. Il sipario-schermo (fatto con strisce di switch-glass, spiega la ragazza delle OGR) si accende e compare un’immagine di Pasolini. A dieci minuti dall’inizio, il direttore del pubblico istruisce i presenti: applaudite qui, state zitti là, fate così con le mani quando c’è il balletto, e… divertitevi!
Buio in sala. Luci sull’arena al centro della platea. Si va in onda.
Il resto lo si è visto in tv, e, c’è da scommetterci, lo si rivedrà (e commenterà) ancora molto in rete.

Giorgia Marino | 2011