King Bhumibol ph Giorgia Marino

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lastampa.it, 13 ottobre 2016

13 ottobre 2016


La Thailandia in rosa prega per il Re morente

Le ultime ore di Re Bhumibol

Da tre giorni i tailandesi si vestono di rosa. Magliette, camicie, vestiti, anche ombrelli: va bene tutto, purché rosa. L’amatissimo Re Bhumibol, nel suo letto d’ospedale, ha bisogno ora più che mai di preghiere e buoni auspici dal suo popolo. E il rosa – lo hanno stabilito gli astrologi reali – è il suo colore portafortuna.
L’appello è risuonato come un tamtam sui social network subito dopo l’ultimo dispaccio ufficiale sulla salute dell’88enne sovrano, già da tempo malato. “Le condizioni di Sua Maestà sono instabili”, recitava il laconico messaggio diffuso domenica dal Royal Household Bureau. Considerato che fino ad oggi ogni bollettino medico rilasciato dalla Casa Reale era stato teso a rassicurare sulla salute dell’anziano regnante o alla peggio a ribadirne le condizioni stabili, le poche parole di questo fine settimana hanno avuto l’effetto di una bomba.

La Thailandia ora ha il fiato sospeso per la vita del suo re. E prega. Migliaia di persone, a Bangkok e nelle province, si sono riversate nei templi: non nel turistico Wat Pho, dove ieri regnava un’insolita calma, ma nei luoghi di culto che i tailandesi tengono per sé, fuori dai tour dei farang (gli stranieri).
Ma è soprattutto il cortile dell’ospedale Siriraj, davanti all’ala dell’edificio costruita appositamente per ospitare il re, a vedere un’incessante via vai di “beneauguranti”, come li chiamano i giornali di qui. Sono centinaia ogni giorno – tanti studenti e donne anziane, moltissimi in rosa – a darsi il turno in una silenziosa litania di suppliche e buoni auspici. Una donna, avvolta in una nuvola di incenso vicino alla statua di Bhumibol, distribuisce fotocopie di una preghiera buddista composta dai monaci per l’occasione. Le anziane che da martedì vegliano e pregano, accovacciate con in grembo il ritratto del sovrano, accolgono ormai le attenzioni di fotografi e cameraman con una certa divertita sufficienza: la loro immagine di prèfiche 2.0 è rimbalzata in un attimo dalle pagine dei giornali ai social network, proiettandole con molta probabilità nella Storia.

Già perché, anche se non si può dire e neanche pensare, in molti lo temono: il lungo regno di Bhumibol Adulyadej, Rama IX della dinastia dei Chakri, sembra giunto alla fine. Malgrado gli inviti delle autorità a non farsi prendere dal panico, le voci si rincorrono incontrollate sul web, e ogni spostamento insolito del Primo Ministro, il Generale Prayut Chan-o-cha, o del Principe ed erede al trono Vajiralongkorn, dà il via a una serie di congetture su chi e quando darà l’annuncio ufficiale.
La tensione è palpabile, e non si tratta solo dell’emozione per la perdita di un sovrano sinceramente amato e onorato. In 70 anni di regno – attualmente il più lungo al mondo – Re Bhumibol è riuscito a mantenere il suo Paese indipendente, prospero e relativamente stabile, passando attraverso 17 colpi di stato e 16 costituzioni senza perdere il ruolo chiave di figura unificante e universalmente rispettata da qualsiasi parte politica. Salito al trono giovanissimo il 9 giugno 1946, dopo la tragica e misteriosa morte del fratello maggiore Ananda Mahidol, ucciso nel suo letto a soli 20 anni, Bhumibol si è guadagnato la venerazione dei tailandesi, che lo considerano un semidio, padre della patria e incarnazione dello spirito stesso della loro nazione. Sebbene nell’ultimo decennio la salute del monarca lo abbia tenuto per la maggior parte del tempo lontano dalla vita pubblica, la sua presenza ha in qualche modo garantito l’unità del popolo anche nei momenti di maggiore tensione, come durante le sollevazioni delle “camicie rosse”, i sostenitori dell’ex Primo Ministro in esilio Thaksin Shinawatra, o in occasione dell’ultimo colpo di stato che due anni fa ha riportato al potere l’esercito.

Ora toccherà al suo unico figlio maschio, il 64enne Principe Vajiralongkorn, mantenere alto il nome della dinastia Chakri. In molti già si chiedono se questa imminente successione, a lungo rimandata e temuta, farà traballare gli equilibri sulla scacchiera del Sudest Asiatico.

Giorgia Marino | 2011