lastampa.it, 3 maggio 2013
In canoa da Torino a Venezia

La spedizione degli "Amici del Fiume"

«Il livello delle acque è piuttosto alto, ma quello che mi preoccupa di più è la corrente…». È la mattina del 1° maggio e, dal cortile del Circolo “Amici del Fiume” di Torino, Alex Zambon scruta con una certa apprensione il letto del Po. Ha smesso di piovere, ma il fiume ha ancora quell’aria impetuosa che, se può essere affascinante per un passante della domenica, di certo non rassicura chi ha in programma un’impresa come quella di Zambon e compagni. Domani, sabato 4 maggio, dalla sede del Circolo, lui e altri cinque soci (Flavio Chiarot, Mauro Cerruti, Lucio Dondi, Renato Faudino, Maurizio Pallante) partiranno per Venezia. In canoa.
Già, Torino-Venezia via fiume: oltre 600 km di percorso, per 14 giorni di navigazione. L’arrivo è previsto per il 16 maggio: giusto in tempo per riposarsi, dedicare una giornata all’esplorazione della Laguna (in canoa, ovviamente) e poi partecipare alla 39° edizione della Vogalonga, il più grande evento italiano per rematori. «Lì ci raggiungeranno una decina di altri soci del circolo – racconta Zambon - e insieme ci mischieremo alle centinaia di imbarcazioni che letteralmente invaderanno la Laguna domenica 19 maggio».

Intanto “la” canoa, quella prescelta per la discesa del Po, una canadese bianca a cinque posti riverniciata di fresco (“vernice marina”, ci spiegano), è al riparo nel magazzino. Sui fianchi sono stati applicati il logo dell’impresa, battezzata “Go(ndo)letta Verde”, e quelli dei tanti enti e associazioni che patrocinano il progetto: Regione Piemonte, Città di Torino, Circoscrizione 8, Ente di gestione delle Aree Protette del Po e della Collina Torinese, Torino 2015 Capitale Europea dello Sport, Torino 2013 World Master Games, AICAN-Associazione Italiana Canoa Canadese, ItinerAria Slow Tech. Ci sono anche Legambiente e Movimentolento, l’associazione che promuove la cultura del viaggio lento e sostenibile, a sottolineare lo spirito green dell’iniziativa e in generale di uno sport che, più che di agonismo, si nutre di natura e paesaggi. «Il viaggio però è completamente autofinanziato – sottolinea Zambon – L’abbiamo fortemente voluto e, anche se non abbiamo trovato sponsor o fondi di altro tipo, ce l’abbiamo fatta con le nostre risorse».

L’idea è nata sfogliando gli annali degli “Amici del Fiume”: pagine dattiloscritte, immagini e articoli ingialliti di “Stampa Sera” raccontano dello storico raid Torino-Venezia organizzato nel 1980 dall’allora neonata associazione, a cui parteciparono 12 giovani canoisti. Non si trattò di un semplice evento sportivo, ma di un vero e proprio viaggio antropologico e di un’indagine naturalistica. Lungo le 13 tappe della discesa (grosso modo le stesse programmate per “Go(ndo)letta Verde”), il gruppo raccolse una discreta mole di dati sullo stato del Po, sull’inquinamento delle acque, sulla fauna, sull’intervento dell’uomo e il degrado degli argini. E anche una ricca documentazione sulla “gente del fiume”: testimonianze, foto, interviste e soprattutto esperienze dirette, vissute sera dopo sera nei paesini che li accoglievano con curiosità e calore, quasi come eroi, con la banda, il sindaco e la tavola imbandita.
«Lo spirito è lo stesso: vogliamo ripercorrere il fiume e raccogliere dati e testimonianze, per capire, dal confronto, cos’è cambiato in questi anni». Come allora dunque, oltre trent’anni dopo. Ma con almeno una differenza: l’età. Se il gruppo del 1980 aveva un’età media di 25 anni, quello del 2013 conta qualche primavera in più. «A parte Marco Borrelli, uno studente di architettura che ci accompagnerà per le prime tappe, io sono il più giovane – precisa Zambon (47 anni) – E sono anche l’unico che ha dovuto chiedere le ferie dal lavoro: gli altri sono pensionati…». E così, un po’ goliardicamente, i sei dell’impresa si sono ribattezzati Giurassic Bark Team, con tanto di logo preistorico che campeggia sulla barca e sul furgone che li seguirà come appoggio.
Tappa dopo tappa, il gruppo si fermerà a rifocillarsi e a dormire nei comuni rivieraschi (Frascarolo, Balossa Bigli, San Zenone Po, Valloria, San Nazzaro, Isola Pescaroli, Boretto, Motteggiana, Revere, Occhiobello, Corbola, Chioggia), che, già avvisati, avranno predisposto delle sistemazioni per la notte in palestre, sale comunali o a casa di qualche residente. «Siamo sicuri che almeno una cosa non sia cambiata in questi trent’anni: l’accoglienza. A Motteggiana ci hanno già annunciato che a darci il benvenuto ci sarà il poeta e cantastorie Waimer Mazza: proprio come nel 1980! ».

Oltre a finalità storico-culturali e “nostalgiche”, il progetto ha anche obiettivi sportivo-promozionali e ambientali. «Durante tutto il percorso e soprattutto nell’ambito della Vogalonga – spiega ancora Zambon - promuoveremo i World Master Games, che si svolgeranno in agosto a Torino e per i quali gli Amici del Fiume stanno organizzando le gare di canoa, e Torino Capitale Europea dello Sport 2015». Per quanto riguarda la raccolta dei dati ambientali, Legambiente ha fornito delle schede che faranno da traccia per evidenziare le criticità incontrate lungo il percorso: episodi di degrado, fogne a cielo aperto, fenomeni erosivi, accessi, dighe, secche, eccetera. «Ma cercheremo anche di fotografare e filmare le bellezze del Po, così da incoraggiare la gente a riscoprire e vivere il fiume». Il tutto verrà mappato, archiviato e poi diffuso attraverso i canali di Legambiente e Movimentolento.
Infine, ciò a cui il Team tiene particolarmente è spingere i vari soggetti (enti, parchi, associazioni, privati) presenti lungo il fiume a “fare sistema”, a costruire una rete di collaborazione per migliorare le condizioni di accessibilità e fruibilità del Po e per promuovere un modo di spostarsi, viaggiare e divertirsi ecologico e sostenibile. «Vorremmo che il nostro Grande Fiume – dice Zambon, e la maiuscola traspare dal modo in cui parla del “suo” Po – tornasse ad essere una vera via d’acqua, per lo sport, il turismo, ma soprattutto vissuta come percorso di tradizioni e cultura. Mi chiedo perché dobbiamo per forza andare in Francia, nell’Ardeche, per avere la possibilità di fare delle lunghe discese in canoa, quando praticamente sotto casa abbiamo tratti fluviali meravigliosi e suggestivi. Vorremmo anche in Italia delle vie navigabili e a misura d’uomo, magari con dei punti di scalo dove poter affittare un’imbarcazione da lasciare poi alla “stazione” successiva. In Francia ci sono riusciti, perché noi non dovremmo?».
Insomma, il sogno è di poter un giorno usare la canoa come la bicicletta. E forse il progetto VenTo per una ciclovia unica che attraversi tutta la Pianura Padana costeggiando il fiume, aprirà la strada a questa e ad altre forme di viaggio lento e consapevole. Via terra o via fiume che siano.

Giorgia Marino | 2011