Ri-generazione, marzo 2007
Cicatrici d'arte

Untitled di Portage R.P.

«Tutto ciò che ho amato è derivato da un incidente».
Una voce fuori campo - calda, sussurrata, di pudica rassegnazione - risuona nella sala buia, invasa dai residui di svariati disastri, composti e distribuiti come in un museo di catastrofiche conseguenze. Il nuovo lavoro di Portage R.P., che si presenta volutamente in progress sin dal (non) titolo, è l’ulteriore tappa di un percorso, ammirevole per coerenza, fascino e qualità visiva, attraverso gli effetti interiori di fratture esteriori. Se in Incrudimento (presentato l’anno scorso) era indagata la crisi nell’attimo del suo svolgersi, Untitled si concentra invece sulle cicatrici lasciate da eventi traumatici.

Una tettoia di legno (costruita in prospettiva, come in un disegno tecnico) offre riparo ad un uomo in giacca e cravatta; ma il riparo è illusorio: la tettoia è bucata, divelta, sbrecciata e l’uomo gocciola acqua come se gli fosse passato sopra un tornado. Sull’altro lato della sala un’auto incidentata giace come un cadavere di vetri e lamine, sconcia come l’esposizione di un corpo assassinato; nello specchietto retrovisore (e replicato su uno schermo in alto) scorre un video: una donna si trucca, si applica uno sfregio sopra il labbro e poi, gradualmente, lo fa riassorbire. Sul fondo, un telo gigante diventa la parete di un palazzo, bersaglio inerme di un plurimo attentato che lancia frammenti di muro al suolo e lascia buchi che svelano la falsa solidità di un’immagine bidimensionale.
Polveri, gelati sciolti sul pavimento, lenti a contatto usate e gettate, schegge di carton-gesso, rottami metallici. Cicatrici. Se l’arte è un trauma, la cicatrice è l’oggetto feticcio (dalla fragile permanenza) lasciato in dote dall’incidente della creazione.

Giorgia Marino | 2011