Ri-generazione, marzo 2007
Teatro al quadrato

Piccola Compagnia della Magnolia

Trucco carico, costumi barocchi, gestualità marcata, mimica grottesca: la Piccola Compagnia della Magnolia continua a esibire sulla scena la bandiera dell’antinaturalismo e sceglie questa volta un testo ultra-teatrale come Il malato immaginario dell’ultimo Molière.
Nella vicenda dell’ipocondriaco Argan, l’impostura di una medicina che finge di curare quando sa far solo sfoggio di erudizione è, per l’ormai anziano e disincantato Molière, il pretesto per mettere alla berlina l’ipocrisia di una società abituata alla simulazione e al mascheramento. Teatro al quadrato, insomma: l’ideale banco di prova per il gruppo di Giorgia Cerruti che, forte di sicuri mezzi tecnici e indubbie doti attorali, ha fatto dell’artificio e dell’esaltazione della finzione scenica la propria cifra stilistica.

Ad aggiungere un ulteriore livello al gioco del teatro nel teatro, la scelta di intrecciare le incresciose e ferocemente comiche disavventure terapeutiche del protagonista (un Davide Giglio dalla recitazione ricca di toni e spassosamente sopra le righe) con le ultime ore di vita del suo autore, che morì proprio nel 1673, poco dopo la fine di una recita de Il malato immaginario. Peccato però che il trapasso dai maneggi del nevrotico Argan, che per assicurarsi salassi e medicamenti quotidiani vuol far sposare la bella figlia ad un vecchio dottore, al fervore creativo di Molière, che nei panni del suo personaggio si appunta febbrilmente su un papiro estratto dal vaso da notte entrate e battute degli attori, si riduca semplicemente a qualche veloce richiamo durante lo spettacolo. E non basta il livido epilogo che, tra i fuochi d’artificio di un Carnevale eterna metafora del teatro, mette in scena la leggendaria morte del grande drammaturgo, a togliere l’impressione di un’occasione mancata.

Giorgia Marino | 2011