Exibart , novembre 2008
Teatro trapiantato in galleria

England di Tim Crouch

«England è la storia di una cosa messa dentro un’altra: un cuore dentro il corpo di un’altra persona, una cultura dentro la cultura di un altro paese, il teatro dentro una galleria d’arte, un personaggio dentro un attore, un dramma in mezzo al suo pubblico».
Dopo il debutto italiano al Napoli Teatro Festival, con la traduzione di Luca Scarlini e la regia di Carlo Cerciello, l’ultimo lavoro del britannico Tim Crouch approda a Milano, grazie alla collaborazione fra il Teatro i e la Fondazione Arnaldo Pomodoro, che ospiterà l’allestimento dal 12 al 16 novembre.

Attore e discusso drammaturgo sperimentale, nelle sue scritture sceniche Crouch innesta l’arte contemporanea sul teatro (o viceversa) per parlare del rapporto tra realtà e finzione; della relazione – fin troppo convenzionale - fra pubblico e attore, e di quella – a volte tanto intima da essere patologica - fra interprete e personaggio; del potere, uso e abuso del linguaggio nelle nostre società; dei travasi di culture e delle loro conseguenze. C’è tutto questo in England, che declina il tema del “trapianto” in tutte le sue possibili accezioni: da quella puramente fisica (la protagonista è una donna che ha subito un trapianto di cuore) a quella culturale (il donatore è un uomo arabo), da quella formale (il dislocamento del fatto teatrale in una galleria d’arte) a quella psicologica (le dinamiche della comunicazione viste come “sostituzione” di contenuti).
Spiazzante, proprio nel senso etimologico, pare l’aggettivo più adatto per una pièce che – dichiarano le note di sala – si intitola England perchè era destinata a debuttare in Scozia...

Giorgia Marino | 2011